Eventi in programma
Danza Bollywood con Valentina Manduchi
Sun, Feb 09
Palestra One Way Gym - Largo Dei Colli A
Feb 09, 10:00 AM – Apr 19, 1:00 PM
Palestra One Way Gym - Largo Dei Colli A, Via Ariccia, 19, 00179 Roma RM, Italia
Verso...⭐DANZA EXPERIENCE⭐ 🎬 Cinecittà World 🎬 21 Giugno 2020 - TEATRO 1 In attesa dello stupefacente evento dedicato alla Danza presso la prestigiosa location di Cinecittà World, vi proponiamo dei programmi di preparazione al BOLLYWOOD.
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Danza Bellydance con Maryem Bent Anis
Sun, Feb 09
Palestra One Way Gym - Largo Dei Colli A
Feb 09, 2:00 PM – Apr 26, 5:00 PM
Palestra One Way Gym - Largo Dei Colli A, Via Ariccia, 19, 00179 Roma RM, Italia
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Midas Oriental Dance Congress 2020
Fri, May 01
Hotel Casale
May 01, 2:00 PM – May 03, 2:00 PM
Hotel Casale, via Casale Superiore, 146, 63079 Colli del Tronto AP, Italia
La grandiosa novità di quest'anno per il Midas Oriental Dance Congress sarà la presenza della Maestra di fama internazionale JILLINA CARLANO direttamente dagli USA, che sarà la madrina del Congresso.
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Talysma Festival
Fri, Sep 18
Grand Hotel Dei Cesari
Sep 18, 2:00 PM – Sep 20, 11:00 PM
Grand Hotel Dei Cesari, Via Mantova, 3, 00042 Anzio RM, Italia
Maryem Superstar della prima edizione del Festival Talysma ad Anzio!
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Il pregiudizio del velo islamico


La concezione di una donna sottomessa, costretta a coprirsi interamente o imprigionata in un harem nel medio oriente non esiste. Questo pregiudizio del tutto occidentale nasce, molto probabilmente, da una serie di fraintendimenti e discordanze, originati dalla differenza tra quello che è realmente scritto nel Corano, l'interpretazione e strumentalizzazione politica dei diversi stati islamici e la visione della donna islamica nell’immaginario occidentale.

La realtà' dei diversi paesi arabi, e di conseguenza la realtà femminile, non può e non deve essere confusa con la realtà islamica. È ormai risaputo che in molti di questi paesi c'è grande disparità tra la condizione maschile e quella femminile, ma si tratta di paesi in cui e' da sempre in atto una battaglia contro l'occidentalizzazione della cultura (e il nemico americano). Dove, appunto, si e' radicata l'idea che maggiore liberta' significa maggiore occidentalizzazione. E di cio' ne fanno le spese proprio le donne, che finiscono per essere strumentalizzate perdendo parte dei loro diritti ,per altro bene esplicitati nello stesso Libro a cui queste teocrazie fanno riferimento.

Il pregiudizio più grande che la nostra cultura ha verso la cultura islamica è quello del velo che riteniamo il simbolo, chiaro ed evidente, della sottomissione della donna all'uomo e della sua mancanza di diritti. È quasi inconcepibile, per noi, che questa donna possa avere libertà di scelta o che, in caso l'avesse, possa scegliere di sua sponte di indossare un indumento tanto “alienante” come l'hijab, se non a causa esclusiva del forte condizionamento sociale dovuto alla sua ignoranza. Ovviamente, e purtroppo, tutto questo è una realtà innegabile in molti Paesi arabi, ma non è l'unica realtà. Questo pregiudizio di fondo impedisce la vera conoscenza di questo fenomeno che si presenta molto più vasto ed eterogeneo di quel che noi crediamo e di ciò che questo “simbolo” realmente significhi per molte donne arabe.

Esistono diversi tipi di velo usati dalle donne islamiche, ognuno dei quali è legato ad una determinata regione e in quanto tale ne riflette la cultura e la tradizione al di là della religione.

L’Hijab, il classico foulard che copre i capelli e il collo, è anche il più antico di tutti; la sua origine risale gia al XII sec a.c. Quando era in uso nella mesopotamia assira. Lascia scoperto il viso e prevede che, oltre a coprirsi il capo la donna indossi un vestito lungo e largo che nasconde le forme del corpo, anche se solo le più osservanti tra chi sceglie questo tipo di copertura usano il vestito completo ed è il tipo di velo più diffuso tra le donne mussulmane in occidente e nei paesi islamici più liberali.

Il Niqab, è un tipo di velo, che copre interamente il volto della donna. È sovente confuso con il Burqa, l’abito islamico di colore azzurro, tipico dell’ Afghanistan, che avvolge integralmente il corpo e il viso, compresi gli occhi, coperti da una fitta griglia. Al contrario di quest’ultimo il niqab lascia, nella maggior parte dei casi, scoperti gli occhi. È molto diffuso in Arabia Saudita e Yemen anche se la foggia cambia leggermente tra i due stati. Il niqab yemenita è in fatti realizzato da un fazzoletto triangolare che copre la fronte e un altro rettangolare che copre il viso da sotto gli occhi a sotto il mento, mentre quello saudita è un copricapo composto da uno, due o tre veli, con una fascia che, passando dalla fronte, viene legata dietro la nuca.

Nelle zone del Golfo persico è molto diffuso l’ Abaya, un velo leggero, ma coprente, lungo dalla testa ai piedi e che lascia completamente scoperto il volto. Mentre in Iran troviamo il famoso Chador che può essere sia un semplice fazzoletto sulla testa che un mantello che copre tutto il corpo, generalmente di colore nero.

Il velo tradizionale dei paesi del Nord Africa, quali la Tunisia e l’Algeria, è l’Haik, un ampio velo di cotone bianco, nero o anche colorato. Questo tipo di velo copre dalla testa ai piedi e spesso le donne, soprattutto le più anziane, lo usano per coprirsi il volto, tenendo uniti i due lembi con i denti.

Per molte donne rivolgere pubblicamente la parola ad un uomo senza indossare il velo,anche nei paesi dove questo non è d'obbligo, è motivo di imbarazzo. Grazie all'hijab si sentono libere di stringere rapporti di amicizia con uomini senza avere il timore di essere fraintese o di perdere la loro reputazione.

Secondo la sociologa egiziana Laila Ahmed, in questo contesto il velo non è ineluttabilmente un simbolo di segregazione, ma permette alle donne di presentarsi nella sfera pubblica senza costituire una minaccia né una trasgressione dell’etica socio-culturale islamica. Grazie al velo la donna islamica ha la possibilità di crearsi uno spazio pubblico legittimo. Non è uno strumento per relegare la donna in casa, quindi, ma al contrario per legittimarne la presenza al di fuori di essa.

Continua, poi, sostenendo che per quanto l'uso del velo possa apparire conservatore,il numero sempre maggiore di donne che grazie ad esso accedono alle università, alle professioni e allo spazio pubblico,non può essere considerato un fenomeno regressivo. E, mentre una coscienza femminista è più specifica delle classi medie urbane, sostiene la sociologa, il linguaggio del velo rivela la ricerca di una identità culturale anche da parte delle donne appartenenti ad ambienti rurali. Dunque “non cristallizza chi lo indossa nel mondo della tradizione, ma connota la volontà di approdare alla modernità”.

È quasi assurdo pensare che per compiere l’emancipazione sia sufficiente abbandonare i costumi di una determinata cultura, anche quando cosi androcentrica, in favore di quelli appartenenti ad una cultura differente . La dottoressa Ahmed afferma inoltre: ”[…] Neppure la più ardente femminista del secolo scorso ha mai sostenuto che le donne europee potessero liberarsi dall’oppressione della moda vittoriana (concepita per costringere la figura femminile a conformarsi a un ideale di fragilità per mezzo di corpetti soffocanti che spezzavano le costole [...] ) adottando semplicemente l’abbigliamento di un altro tipo di cultura. Né si è mai sostenuto [...] che l’unica possibilità per le donne occidentali fosse quella di abbandonare la loro cultura per trovarsene un’altra, dal momento che il predominio maschile e l’ingiustizia verso le donne sono sempre esistiti all’interno di essa” .

Per le stesse femministe arabe che combattono ogni giorno per l’ emancipazione della donna, il velo non è uno strumento culturale, politico o ideologico, che rappresenta la sottomissione agli uomini,ma una convinzione personale,legata alla fede. E in quanto tale, ogni donna libera e mussulmana ha il pieno diritto di scegliere se indossarlo o meno.

Il divieto del velo va contro il diritto della donna sul suo corpo esattamente quanto l'obbligo di indossarlo.

Sembra quindi che questo indumento che fa tanto discutere sia in realtà un problema tutto occidentale.

#News #Cultura #RitieTradizioni

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