Almee d'Egitto, le danzatrici colte

L'arrivo delle truppe Napoleoniche nella città di Alessandria, a seguito della "Spedizione d'Egitto" del 1798, volta a fermare il predominio economico stabilito dall' Inghilterra con l'Oriente e la successiva sconfitta dei Mamelucchi nella storica battaglia delle Piramidi, segnano, sino all'anno seguente (1799) data dell'abbandono dell'Egitto da parte di Napoleone ed il definivo allontanamento delle truppe militari nel 1801, il periodo di gestione e riorganizzazione da parte dei funzionari Francesi dell'amministrazione Egiziana.

(Leon Cogniet "Expedition Egypte Sous Les Ordres De Bonaparte")


Il grande rilievo di questa infausta campagna finita tragicamente con l'annientamento della flotta Francese ad opera del gen. Orazio Nelson nelle acque della rada di Abukir è quello della sua rilevanza scientifica. Impresa questa, caratterizzata dalla numerosa presenza di tecnici e scienziati che non trova eguali in nessuna altra impresa ne militare ne scientifica.
Tutto il possibile fu disegnato, annotato, misurato e scrupolosamente dettagliato sino a divenire unica fonte documentaria dell'enorme patrimonio, in alcuni casi anche ormai scomparso, delle antiche vestigia del popolo dei Faraoni.
Le sommosse, le contrarietà e l'opposizione alla pressante presenza militare francese manifestata in larga parte dalla popolazione egiziana fu anche espressa da una particolare categoria , quella delle Awalim che per non esibirsi alla presenza di un pubblico "invasore" e principalmente maschile si allontanarono da Il Cairo per farvi ritorno solo a truppe partite.

Le Almee - Musica, Canto e Danza delle Almee d'Egitto

(Jean Léon Gérome, La Danse de l'Almée - 1863, huile sur toile, Dayton Art Institute)

Secondo la descrizione riportata da Wendy Buonaventura nel suo libro "Il serpente e la sfinge", nell'Egitto del IX secolo, al tempo di Harun al Rashid, periodo questo considerato come l' età d'oro della musica e delle arti nel mondo Arabo, la presenza di danzatrici non aveva confronti con l'esiguo numero di cantanti. Si scelse quindi di istruire alcune di queste danzatrici anche nell'arte della musica e del canto. Il risultato fu quello di avere avuto sino alla metà del XX secolo delle superbe interpreti abili sia nella danza, nel canto e nella musica.

(Almee ou danseuse egyptienne - Felix Bonfils)


Il nome Almeh o Almee, al plurale Awalim, deriva dalla parola Araba "Alema" e sta a significare "una donna istruita". E' proprio la ricevuta "istruzione" che rendeva questa categoria estremamente raffinata e privilegiata a cui era consentito l'ingresso agli ambiti sociali più ristretti e primo tra tutti il riservatissimo Harem.

Esiste purtroppo, in merito a questo argomento, molta confusione in quanto nelle descrizioni riportate da molti autori del XVIII e XIX secolo la figura della Almeh viene confusa con quella delle famose interpreti Ghawazee.
La grande differenza tra queste due distinte categorie di interpreti si basa sul fatto che le Ghawazee sono da considerarsi come interpreti "popolari" di bassa estrazione sociale, che si esibivano prevalentemente in spettacoli di strada, al pari degli ambulanti alla presenza di un qualsiasi pubblico "pagante".
Le Almeh, sicuramente più raffinate ed appartenenti ad una classe sociale più elevata avevano libero accesso ed erano assai gradite presso i ranghi sociali più elevati, esibendosi prevalentemente in presenza di un pubblico femminile nelle arti del canto e della danza con eleganza ed estrema raffinatezza. Altra particolarità che distingueva questa specifica categoria, era la rigida consuetudine di portare sempre, a differenza delle ghawazee, il velo nei luoghi pubblici.

Le prime notizie documentate sull'esistenza negli harem Egiziani di "donne musiciste" abili sia nella danza che nel canto si devono attribuire agli scritti del Francese Savary risalenti al 1785. Da questa data in poi, come già accennato, la limitata documentazione di cui disponiamo confonde spesso queste due differenti ma ben distinte "figure professionali".

Anche avvalendoci del supporto visivo, quello che per intenderci è stato rappresentato nelle opere degli esponenti della corrente degli orientalisti, non permette una chiara distinzione di queste due ben distinte interpreti. Due tra dipinti più noti, "The Dance of the Almeh" e "Almeh with pipe" entrambi eseguiti dal grande Jean-Leon Gerome, raffigurano tutti e due una "ipotetica" quanto forse improbabile Almeh.

Le due raffigurazioni, ovviamente simili tra loro differiscono fortemente dalle seppur esigue informazioni di cui siamo in possesso. L'abbigliamento, l'assenza del velo e la rappresentazione di fronte ad un pubblico "esclusivamente" maschile lascia pensare ad una interpretazione più vicina alle caratteristiche di una Ghawazee piuttosto che ad una Almeh. Anche il solo confronto visivo con la prima immagine "Almee ou danseuse egyptienne" mette in evidenza la netta discrepanza con un abbigliamento fondamentalmente diverso e decisamente più "castigato".

La diversità di informazioni in nostro possesso è quindi molto contraddittoria e non permette una valutazione effettiva sull'argomento. Si deve forse alla originaria danza delle Almeh l' attuale Raqs Sharqi che trova nella raffinata esecuzione e nella elegante gestualità delle braccia la sua forse più possibile erede.

La figura delle Almee, rinomate nelle arti canore, musicali e della danza, ha il suo inevitabile declino intorno agli anni 30. Epoca questa di cambiamenti che contrariamente ad una propria origine culturale mirata allo straordinario connubio tra canto e danza, si sposta esclusivamente verso l'intrattenimento visivo ed esibizionistico sviluppandosi secondo direttrici prettamente occidentali che portarono a quella particolare esecuzione della danza comunemente detta stile "cabaret".
 


Articolo di Pino Cannatà - Asrar Danza