Quando si parla d’Egitto noi intendiamo il periodo più conosciuto, quello di massimo fulgore, che ha portato fino a noi i nomi dei più famosi Faraoni; ma la sua storia inizia moltissimi anni prima.
L’epoca storica dell’Egitto e dei suoi re inizia nel Periodo Arcaico in cui nasce la I e II dinastia con l’unificazione dell’Alto e Basso Egitto.
Dello stesso periodo si conoscono le Mastaba, le primissime sepolture reali; ancora non si praticava la mummificazione.
Le abitazioni ed i palazzi, erano tutti in fango, legno e canne per cui non ci è pervenuto nulla, a parte qualche statua o stele.

Dell’Antico Regno si sa che costruirono le prime piramidi, come noi le conosciamo, tra cui la più famosa la Piramide Inclinata: errore di valutazione del costruttore.
Le più famose, però, sono quelle di Khufu (Cheope o Kheops per i Greci), Kheefrem (a cui si deve anche la Sfinge), e Mykerinos (Macerino ed in egiziano Menkhaura). In queste sepolture si sono rinvenuti i primi corpi mummificati e quindi anche la conoscenza di questa tecnica.

Nel Periodo Intermedio vi fu uno sfaldamento dell’unità del regno a causa di stragi, anarchia. Tebe, sotto il dominio dei principi Antef (Inyotef), cresce d’importanza, prima in confronto di Menphi e poi di Heracleopolis. L’unità tornò con i principi tebani.

Durante il Medio Regno i principi di Tebe riprendono le redini del governo. La capitale si sposta da Menphi a Ity Tawy dominatrice delle Due Terre (Lisht). Di questo periodo sono i sovrani Sestoris I e III, Amenemhat III. A metà di questo periodo tornano a governare i principi Hyksos, d’origine asiatica, che approfittano dell’instabilità interna per andare al potere.

Il Secondo Periodo è molto movimentato, dato che si susseguono velocemente le dinastie dalla XIII alla XVII nel giro di due secoli. Erano regni brevi. In questo periodo sono i popoli stranieri, che dominano l’Egitto, a governarlo dando vita alle dinastie XV e XVI. I principi tebani riprendono il potere verso la fine di questo periodo dando vita alla XVII dinastia.

Durante il Nuovo Regno gli Hyksos furono scacciati. Questo è il tempo in cui L’Egitto è più ricco e potente.
Tebe torna capitale e la sua forza crebbe anche grazie al potere dei sacerdoti tebani, legati al culto del dio Aton, divinità solare che scalza il dio Ra.
Amenophis IV cambiò il suo nome in Akhenaton e costruì una nuova capitale chiamandola Akhet – Aton. La sua sposa era la famosa Nefertiti (La Bella è Arrivata) che diventa così “la sposa del sole”.

Il figlio (?) Tutankhamon, prima chiamato Tutankhaton, cancellò la riforma religiosa paterna.
Tutankhamon morì molto giovane, si pensava causa un omicidio, ma non fu così.
Questo giovane soffriva della Sindrome di Klippel – Feil che provoca scogliosi, fusione delle vertebre cervicali, collo corto con bassa attaccatura dei capelli, problemi all’apparato riproduttivo, urinario, masticatorio, cardiocircolatorio ecc. Le deformità al cranio fecero pensare ad una morte violenta, traumatica; il principe pesava circa 55 chili per 1.70 di statura. La causa della sua morte fu, probabilmente, una caduta da cavallo o dal carro, che gli procurò una profonda ferita alla gamba ed una frattura al femore, che s’infettò.
Psammetico I riunì il Medio e Basso Egitto sotto la sua guida formando la XXVI dinastia dando inizio al Periodo Tardo. Nel 656 a.C. tutto l’Egitto era sotto il suo controllo. La XXX dinastia iniziò nel 380 a.C. e finì nel 343, e fu l’ultimo periodo in cui un nativo egiziano regnava sulla propria terra. La XXXI dinastia fu persiana.

Questo breve escursus ci è servito per capire l’evoluzione del popolo egizio, dei suoi contatti con il resto del mondo e di tutto ciò che apprese ed usò delle altre culture.

Dalla Persia importarono il Metopion che indica la gommoresina del galbano, o ferula (che pare significhi “grasso”), arbusto della famiglia delle Umbrellifere, la stessa del finocchio.
La parte resinosa, di questa pianta, era usata per profumare e fissare i cosmetici e pare avesse proprietà antitumorali. Ciò che è certo è che il metopion ha proprietà vasodilatrici e cicatrizzanti. Era utile nella cura delle neuriti e mialgie, è antiulceroso ed antinfiammatorio.
Dai geroglifici delle tombe e dai papiri si è scoperto che gli egizi avevano molta cura del loro corpo.
Si lavavano più volte al giorno perché il corpo non era fonte di peccato, ma qualcosa di positivo da curare, rispettare ed abbellire, anche dopo la morte.

Sulle pareti di una tomba ad Béni – Hassan, vi è una pittura del 5.000 a.C. che raffigura alcuni personaggi che recano un dono al defunto: un prodotto per truccare gli occhi.

L’ usanza di truccare i morti, per renderli più presentabili nella nuova vita, viene dall’età mesolitica.
Nella Bibbia si parla di gomme resinose che venivano importate dai mercanti ismaeliti.

L’Ismaelia era nella parte settentrionale della Palestina che, all’epoca, era crocevia e centro delle rotte carovaniere. A Gerico vi era il principale mercato degli aromi che giungevano, lungo l’Eufrate, da Babilonia.

Il Nardo Indiano (Nardostachis Jatamansi della famiglia delle Valerianaceae) era il più ricercato, usato e costoso. 

Proveniva dalle vallate ad ovest dell’Himalaya ed arrivava in Egitto dopo essere stato trasportato prima a Mari, sulla riva dell’Eufrate, poi attraverso il deserto siriano giungeva a Damasco ed infine, lungo la valle del Giodano verso Gerico e da qui, i mercanti, via Canaan, lo portavano in Egitto.

Da Canaan partiva anche la porpora, prodotta dalla Cocciniglia. Veniva usata per tingere le vesti dei faraoni e delle loro spose. Come si sa, la porpora è stata usata per le vesti dei senatori romani e dei papi, ed é da sempre simbolo di regalità.

Si usava molto il legno di cedro, che profumava gli ambienti, quando bruciava sotto forma d’incenso. Veniva anche utilizzato per fabbricare i sarcofagi, dato che era reputato “eterno”.

Era abitudine massaggiarsi il corpo, dopo il bagno, con olio di cedro, che ha proprietà elasticizzati. Questa pianta è originaria delle foreste del Libano ed il faraone Sesostris I, per proteggere queste foreste, pose Canaan sotto diretto controllo egizio.

Da Saba, ora Yemen, provenivano l’incenso e la mirra, anche queste due resine, tratte dalla Boswelia Sacra, l’incenso, e dalla Commiphora myrra famiglia delle Burseraceae  la mirra appunto. Il viaggio era lungo e pericoloso ma erano ripagati a peso d’oro sia dagli egiziani, che dagli assiri.

Il prodotto più conosciuto, lasciatoci dagli egizi, e tutt’ora utilizzato in tutto il mondo è l’henne o henna.

Viene estratto dalla Lawsonia inermis della famiglia delle Lythraceae, arbusto con piccoli e profumati fiori bianchi.. I rami e le foglie vengono essiccati e macinati dando una polvere giallina.

Gli egizi erano diventati maestri nell’utilizzo dell’henne. Lo impiegavano per colorare i capelli, ottenendo un bel riflesso rame; lo mettevano sulla pelle, che diveniva non solo ambrata ma era anche protetta, dato che l’henne ha proprietà antibatteriche ed astringenti, ed infine si usava per colorare le unghie.

Era molto conosciuto ed usato anche il mirto, Myrtius communis della famiglia delle Myrtaceae, arbusto di provenienza mediterranea. Il myrtinum, come veniva chiamato dagli egizi, era definito il “profumo della terra d’Egitto”. Ancora oggi viene usato per produrre “l’acqua d’angelo” acqua aromatica gradevolmente profumata e rinfrescante. L’olio di mirto ha proprietà eudermiche e vasotoniche, come tutte le cupressaceae, ed i suoi rami, masticati, erano e  sono usati contro l’alito cattivo e per l’igiene orale.

Noi uomini moderni pensiamo di aver trovato la panacea per tutti i mali, l’Aloe, ma già gli egizi la utilizzavano nel 3.000 a.C. Nella loro cultura rappresentava la Pianta dell’Immortalità.
Era posta all’ingresso delle piramidi per indicare al faraone la strada per la terra dei morti.
Veniva utilizzata, insieme alla mirra, al natron ed altre essenze, nel processo di mummificazione.

Gli egiziani erano anche abili apicoltori; le api sono originarie dell’Africa tropicale e fu importata, in Europa ed in America solo nel 1600 d.C. In un documento, risalente a 2.000 anni fa, vi è la descrizione di alcuni preparati curativi a base di miele di cui si conosceva già il potere cicatrizzante.

Guarisce le ferite e le malattie del tubo digerente, dei reni e degli occhi. Era usato in chirurgia, e le donne lo usavano per la produzione di creme di bellezza, dentifrici e saponi.

Durante le ricorrenze speciali, riti religiosi o feste, veniva consumato miele, molto chiaro e puro, con fichi.

La cera era utilizzata nelle cerimonie religiose e non, ma anche nelle pratiche di stregoneria. Si sono ritrovati documenti, di 3.300 anni fa, riguardanti un processo per stregoneria in cui, alcuni maghi, avrebbero fabbricato statuine di cera pura, “per nuocere al faraone Ramsete III”.

Un’ape d’oro era data, dal faraone, ai soldati più coraggiosi, come simbolo di valore ed ubbidienza al re.

Per la cura dei capelli e delle parrucche, si usavano molto gli oli profumati con essenze floreali. Questo oli erano in versati in “coni” posti, poi, sul capo. Il calore scioglieva il grasso e lo faceva colare, lentamente, sui capelli e sugli indumenti, profumandoli. Per noi è una cosa fastidiosa ma, all’epoca, era un effetto molto ricercato. Anche altri popoli, come gli eritrei, nubiani ed sudanesi usarono, in seguito, questo metodo.
I capelli erano portati lunghi dalle donne e corti dagli uomini, a parte qualche eccezione. I giovani avevano, sul lato destro della testa, una treccia di lunghi capelli mentre il resto del capo era completamente rasato; anche alcuni sacerdoti utilizzavano quel genere di acconciatura.

Nella tombe si sono ritrovate statuine con la treccia ed il corpo rasato ed altre con complicate acconciature, dette “le concubine del morto”: pare avessero una funzione erotica dato che servivano a rallegrare la vita del defunto o a propiziarne la fertilità.

Per combattere il grigiore della chioma si usavano sangue di vitello nero; per rinforzarli placenta di gatto, uovo di gagbu e grasso, il tutto era prima bollito, poi fatto solidificare ed infine applicato sulla chioma.

Se anche non si era calvi, erano molto usate le parrucche ed i toupets, confezionati con capelli veri. I ciuffi di capelli, o treccine, erano fissati su di una retina di supporto tramite resina e cera d’api riscaldata.

Le fogge erano dettate dalla moda del tempo ma, di solito, gli uomini usavano parrucche con capelli lunghi, al massimo fino alle spalle, mentre le donne quelle con capelli lunghi anche fino a 50 cm. Potevano anche essere “tripartite”: due bande di capelli, legate con nastri, scendevano sul petto e la terza ricopriva le spalle come una sorta di manto. In epoche più antiche, le donne, usavano parrucche con capelli fino alle spalle.

Una famosa acconciatura è giunta fino a noi con il nome di Hathorica; è stata chiamata così perché compare nelle raffigurazioni della dea Hatho: è una parrucca tripartita ove, le due bande di capelli che scendono sul petto, finiscono con due grandi boccoli.

Come noi oggi, già allora si usavano pettini e spilloni in osso, legno oppure avorio. Li spilloni erano decorati, nella parte superiore, con animali o motivi geometrici. I pettini raramente erano in avorio ed erano o semplici o doppi. Quelli semplici avevano spaziatura regolare; quelli doppi una fila di denti a spaziatura regolare più, dall’altro lato, uno con spaziatura più fitta. Questi ultimi appaiono solo in epoca tarda.

Nel tempio di Hatshepsout, a Deir – al – Bahari vi è una pittura in cui si vede       una donna, di rango elevato, a cui due donne versano dell’olio profumato sul corpo, una terza le massaggia una spalla mentre una quartale regge uno specchio.

In una tomba presso Tebe, si è ritrovato un cofanetto contenente tutto l’occorrente per la toeletta quotidiana, dalle creme ai talchi all’olio profumato ai pettini e parrucche. Si diceva che le  donne di Tebe fossero le più belle dell’Egitto, quindi non ci si meraviglia che avessero voluto portare con se, nel’aldilà, tutto ciò che serviva per la loro bellezza.

Non erano solo Cleopatra o Nefertiti che si dedicavano per ore alla cura del proprio aspetto, ma anche i faraoni ed anche loro usavano creme a base miele ed oli profumati. Un rimedio, per esempio, per distendere la pelle del viso era fatto con gomma di acacia ed acqua di palude.

Per mantenere bello il colorito della pelle si consigliava crema di mela cotogna. Per rendere la cute morbida e levigata, si massaggiava con natron rosso (dal latino natron =soda, carbonato idrato di sodio). Le gote erano ravvivate con l’ocra e le labbra con il carminio.

La barba doveva essere curata, averla incolta denotava due cose o facevi parte del popolo, che non poteva permettersi un rasoio o i servigi di un barbiere, oppure, se eri nobile, denotava un grave evento famigliare, come un lutto.

I barbieri avevano anche la funzione di depilare le signore, una bella pelle liscia senza peli era molto seducente allora come oggi.

Oltre al rasoio si usavano delle creme depilatorie a base di ossicini d’uccello bolliti e tritatati con aggiunta di sterco di mosca, succo di sicomoro, gomma e cetriolo, il tutto scaldato e passato sulle zone da depilare.   

Si usavano talchi profumati all’iris, sandalo, lavanda o citronella e si profumavano i vestiti.

Le creme erano poste, e conservate, in contenitori di diverse fogge e materiali. In una tomba è stata trovata una statuina raffigurante una ragazza nuda che nuota tenendo in mano dei contenitori, in cui era racchiusa la crema. Questi contenitori erano riposti anche nelle tombe, un cui non mancavano mai i prodotti per la bellezza e la cura del defunto, nell’aldilà.

La fragranza più ricercata ed usata all’epoca era il Kiphy. È stato scoperto che era formato da ben 16 elementi diversi, meravigliosamente mescolati fra loro: le note di testa erano citronella e menta; quelle di cuore ginepro e cannella; quelle di fondo incenso e mirra. I profumi ed il khol, erano preparati dai sacerdoti, che erano anche dei provetti chimici.

Presso Luxor è stato ritrovato un laboratorio nel grande tempio di Edfou. Venne costruito durante il regno di Tolomeo III e dedicato ad Horus, il dio del cielo.

Sulle pareti, in una stanza del tempio, vi sono delle iscrizioni  che rivelano i segreti della fabbricazione dei profumi. Questi erano conservati in recipienti di onice o alabastro, al riparo dal sole.

Come si sa le donne si dipingevano unghie, mani e piedi con l’hennè ma anche l’occhio aveva la sua importanza.

L’occhio non era truccato solo per risaltarne la forma, ma anche per proteggerne la cute dal sole e la disidratazione, ed è per questo che si usava il khol, da non confondersi  con l’indiano kajal. Il khol è fatto di galena nera e cerusite (un carbonato), laurionite e fargenite (prodotti da reazione chimica). Essendo una polvere va prima inumidita e poi applicata sulle palpebre superiori, alla radice delle ciglia, con l’ausilio di un bastoncino a punta molto sottile.

Il kajal, invece, è fatto con grasso animale o vegetale (purtroppo vi è stato trovato anche del piombo), ed è di colore blu o nero e viene applicato all’interno della palpebra inferiore, per conferire profondità allo sguardo.

Oltre al khol, uomini e donne, usavano anche la polvere di malachite (cristallo con colorazione che va dal verde chiaro al verde scuro), e di lapislazzuli (pietre molto preziose blu scuro provenienti dall’attuale Afganistan e dal Cile, usate anche da Michelangelo per il cielo della cappella Sistina), come ombretto.

I tatuaggi erano già molto in voga anche al tempo dei faraoni, anche se erano quasi sempre le danzatrici,le musiciste, le cantanti e le prostitute ad averli. Si otteneva iniettando sottocute un pigmento blu – nero ottenuto con fuliggine ed olio. Anche sulle statuine “le concubine del morto” erano disegnati dei tatuaggi.